{"id":30,"date":"2014-07-14T06:40:01","date_gmt":"2014-07-14T06:40:01","guid":{"rendered":"http:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/?p=30"},"modified":"2017-05-15T20:30:39","modified_gmt":"2017-05-15T20:30:39","slug":"resoconto-del-convegno-linatteso-nella-creazione-letteraria-e-artistica-alla-luce-della-primavera-araba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/2014\/07\/14\/resoconto-del-convegno-linatteso-nella-creazione-letteraria-e-artistica-alla-luce-della-primavera-araba\/","title":{"rendered":"Resoconto del convegno: \u00ab\u00a0L&rsquo;inatteso nella creazione letteraria e artistica, alla luce della \u00ab\u00a0primavera araba\u00a0\u00bb."},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">Questo \u00e8 il resoconto degli interventi di Sara Girra, Jacqueline Jondot, Gleya Maatallah, Meriem Bousselmi e Meriem Guellouz del convegno: \u201cL\u2019inatteso nella creazione letteraria e artistica, alla luce della \u2018primavera araba\u2019\u201d organizzato dall\u2019associazione Passages XX-XXI dell\u2019Universit\u00e0 Lumi\u00e8re Lyon 2.<br \/>\nA cura di Eva Francescuto.<!--more--><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>I modi espressivi inattesi<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il 17 dicembre 2010, dopo che le autorit\u00e0 gli hanno sottratto ancora una volta il suo strumento di lavoro, un giovane venditore ambulante di nome Mohamed Bouazizi s\u2019immola nelle vie di Sidi Bouzid, in Tunisia. Quest\u2019atto disperato sar\u00e0 l\u2019inizio di tutta una serie di rivolte contro il governo di Ben Ali, insediato da ventitr\u00e9 anni nel paese. La rivoluzione tunisina, oltre a marcare la fine del governo di Ben Ali \u2013 che fugge in Arabia Saudita il 14 gennaio 2011\u00a0\u2013 diventa un modello per tanti altri paesi arabi che decidono a loro volta di ribellarsi contro i loro governi autoritari.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quest\u2019ondata di rivolte, che prende il nome di \u201cPrimavera araba\u201d, \u00e8 anche all\u2019origine di nuovi modi espressivi. In effetti, numerosi artisti decidono di riappropriarsi, per mezzo di graffiti engag\u00e9s, dello spazio pubblico per troppo tempo controllato dal governo. Il culto della personalit\u00e0 e la propaganda sono da quel momento soppiantati da graffiti eloquenti. Non sorprende notare l\u2019onnipresenza degli slogan, se si pensa che questo termine deriva dal gaelico, e significa \u00ab grido di guerra \u00bb. Il popolo in rivolta crea delle frasi forti e concise che colpiscono profondamente chi le osserva.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00a0<img decoding=\"async\" title=\"Lire la suite\u2026\" src=\"http:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-includes\/js\/tinymce\/plugins\/wordpress\/img\/trans.gif\" alt=\"\" \/><strong>Graffitisti e graffiti, un nuovo modo espressivo<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Durante la \u201cPrimavera araba\u201d si assiste alla nascita di gruppi di graffitisti, spesso artisti provenienti, tra le altre, dall\u2019accademia delle Belle Arti che, spinti dal desiderio di esprimersi e di gridare la propria rabbia e opposizione al regime, cominciano a scrivere e disegnare sui muri, fino a quel momento di propriet\u00e0 del governo. Questi graffiti diventano un mezzo per affermare la propria cittadinanza, per trasmettere un messaggio a tutti. Paradossalmente, se i graffitisti sono indignati dalla propaganda e dall\u2019aggressivit\u00e0 di cui fanno prova gli slogan del loro governo, loro stessi impongono il proprio messaggio agli occhi di tutti i cittadini, compresi coloro che non partecipano alle rivolte e che di conseguenza considerano la street art un atto di vandalismo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">All\u2019inizio i graffiti compaiono in alcuni luoghi carichi di significato simbolico, come i commissariati o le strade in cui hanno avuto luogo degli eventi significativi per la rivoluzione. La voglia di ribellarsi contro l\u2019ordine costituito predomina in questi atti, ma le autorit\u00e0 cancellano rapidamente questi segni di rivolta. \u00c9 a seguito di queste cancellazioni che comincia a farsi strada l\u2019idea che i graffiti siano un patrimonio comune della popolazione, alcuni artisti finiscono dunque per riprodurre in altri luoghi, a memoria, i graffiti cancellati dalle autorit\u00e0, in modo da poter conservare questo patrimonio.Questa \u00e8 un\u2019idea fondamentale, e i graffitisti sono ben coscienti di partecipare alla Storia dei loro paesi, e che i loro testi e i loro disegni facciano ormai parte di una cultura condivisa. Il fatto stesso di rendere le loro opere accessibili a tutti dimostra una grande volont\u00e0 di democratizzare la cultura. In quest\u2019ottica, non sorprende dunque vedere come numerosi graffitisti ripropongano alcuni ritratti degli eroi nazionali in modo da spingere il popolo a prenderli come esempio e ad unirsi alla rivolta per far cadere i governi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Poco a poco, i graffiti invadono le strade prendendo diverse forme. All\u2019inizio i muri si coprono soprattutto di slogan brevi e diretti, poi i disegni diventano sempre pi\u00f9 numerosi: rivendicazione sociale, femminismo e tolleranza religiosa sono i diversi temi che dimostrano fino a che punto il popolo reclami, finalmente, il cambiamento.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Slogan e graffiti in Tunisia e in Egitto, dal 2010 al 2013<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00a0I graffiti cominciano ad apparire all\u2019inizio delle rivolte e prendono, col passare dei giorni, proporzioni sempre maggiori. Nelle strade del Cairo, ad esempio, alcuni testi scritti all\u2019inizio della rivoluzione, come \u201cNEW EGYPT = 7000 years+youth\u201d, o il famoso \u201cACAB\u201d (All cops are bastards), lasciano progressivamente spazio a dei disegni e, alcune volte, a veri e propri affreschi, come quello dell\u2019Avenue Mohamed Mahmoud.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In questo viale, infatti, i graffitisti hanno ripreso i motivi e le forme tipiche dell\u2019Antico Egitto (come l\u2019affresco delle donne piangenti) e li hanno riadattati per rappresentarvi le madri dei martiri della rivoluzione: patrimonio culturale, storia e attualit\u00e0 sono dunque strettamente legati. Si nota anche un\u2019evoluzione in questi graffiti: all\u2019inizio della Rivoluzione i corpi rappresentati erano essenzialmente quelli delle vittime (insanguinati, con gli occhi bendati), ma essi acquisiscono, col passare del tempo, un altro valore simbolico. La mano di Fatima diventa un pugno, simbolo di violenza e azione: il popolo, stanco di subire, decide di agire per il proprio paese. Il desiderio di unit\u00e0 nazionale \u00e8 lampante.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Anche gli slogan evolvono. Tra questi, il pi\u00f9 conosciuto \u00e8 sicuramente \u201cD\u00e9gage\u201d (vattene). Un\u2019unica parola che dimostra da sola il desiderio di un popolo stremato da anni di governo autoritario che, tra minacce e promesse, non effettua alcun cambiamento. Altri slogan come \u201cNon toccare la mia bandiera\u201d o \u201cNon c\u2019\u00e8 lealt\u00e0 se non verso la Tunisia\u201d hanno un significato ancora pi\u00f9 politico. I tunisini, infatti, non vogliono solamente cacciare Ben Ali, ma chiedono al popolo intero di proteggere i simboli della Repubblica, da troppo tempo umiliata. Ma si assiste anche a una guerra degli slogan. Alcune parole vengono cancellate per poi essere sostituite: \u00e8 il caso degli slogan qui citati, nei quali la parola \u201cTunisia\u201d \u00e8 stata poi sostituita da \u201cAllah\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>Una nuova lingua?<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00c8 interessante vedere che gli slogan mescolano arabo, francese e inglese. L\u2019inglese, lingua conosciuta pi\u00f9 o meno ovunque, permette di rendere visibili le rivendicazioni del popolo alla maggior parte delle persone, ma \u00e8 utilizzato anche nel momento in cui il popolo riprende degli slogan creati durante altre rivolte del passato, che hanno avuto luogo in paesi anglofoni. \u00c8 invece pi\u00f9 sorprendente l\u2019uso del francese \u2013 \u00a0lingua di colonizzazione e simbolo dell\u2019invasore \u2013, soprattutto all\u2019interno degli slogan tunisini.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Le parole scritte in francese hanno certamente una traduzione in arabo: lasciarle in francese permette di superare l\u2019assoggettamento del passato e segnalare, allo stesso tempo, l\u2019appropriazione fatta dagli arabofoni del lessico degli invasori. Si vedono apparire, per esempio, termini come \u201claiqui\u201d, \u201cliberali\u201d e \u201cfrancouphouni\u201d: la radice latina viene conservata ma la parola arabizzata. Vengono addirittura creati nuovi termini. \u00c8 il caso del verbo \u201ctrabelsier\u201d, che significa rubare grosse somme di denaro, creato a partire dalla radice del cognome della famiglia della moglie di Ben Ali: \u201cTrabelsi\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La \u201cPrimavera araba\u201d ha anche visto la nascita dell\u2019\u201carabizi\u201d: una lingua scritta che mescola l\u2019arabo, le lettere dell\u2019alfabeto latino e i numeri. Alcuni la vedono come una minaccia per la lingua araba, per altri invece si tratta solo di una moda che rende la lingua pi\u00f9 facile da scrivere. Non \u00e8 passato ancora abbastanza tempo dalla nascita di questo fenomeno per poter giudicare l\u2019impatto reale che avr\u00e0 questo nuovo modo di scrivere, ma esso rimane sintomatico di una societ\u00e0 in pieno stravolgimento.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In conclusione, i graffiti e gli slogan, oltre a tradurre la rivolta di un popolo, riprendono la cultura e il patrimonio comune e se ne appropriano con lo scopo di segnare a loro volta la Storia. I pi\u00f9 anziani, la maggior parte delle volte, sono fieri di vedere che le nuove generazioni stanno riuscendo l\u00e0 dove loro avevano fallito. Anche all\u2019inizio del XX secolo vi erano state delle rivolte, talmente simili a quelle del 2011 che i giovani riprendono, adattandole, alcune frasi celebri come quella detta da Mustafa Kamel nel 1907: \u201cAdesso, se non fossi egiziano, vorrei essere egiziano\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo \u00e8 il resoconto degli interventi di Sara Girra, Jacqueline Jondot, Gleya Maatallah, Meriem Bousselmi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":11,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_FSMCFIC_featured_image_caption":"","_FSMCFIC_featured_image_nocaption":"","_FSMCFIC_featured_image_hide":"","footnotes":""},"categories":[37,38],"tags":[41,40,39],"class_list":["post-30","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte","category-letteratura","tag-arte","tag-letteratura","tag-primavera-araba"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/users\/11"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=30"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":120,"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/30\/revisions\/120"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=30"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=30"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.sens-public.org\/archipeleurope\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=30"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}